Nuova bufera politica tra Trump e il Vaticano | Sounds: “Personalmente ritengo che l’attacco diretto al Papa sia stato inappropriato”

Renato
Un’altra ondata di polemiche investe Donald Trump, questa volta per le sue dure critiche rivolte a Papa Leone XIV. L’ex presidente americano non si è limitato a colpire il Pontefice, accusandolo di “non avere idea di cosa stia succedendo in Iran” e di non comprendere la portata della minaccia nucleare rappresentata da Teheran. “Non capisce e non dovrebbe parlare di guerra, perché non ha idea di quello che sta succedendo. Non capisce che in Iran hanno ucciso 42mila manifestanti lo scorso mese”, ha dichiarato Trump.La bufera si estende anche a Giorgia Meloni, premier italiana, che aveva espresso solidarietà al Papa. Per Trump, la Meloni è “inaccettabile” poiché non si preoccupa di un Iran con armi nucleari, che potrebbe “far saltare in aria l’Italia in due minuti”. A complicare ulteriormente la situazione è intervenuto il vice JD Vance, convertitosi al cattolicesimo in età adulta, il quale ha suggerito che il Vaticano dovrebbe “attenersi alle questioni morali e lasciare il presidente degli Stati Uniti a occuparsi di definire le politiche pubbliche americane”. Questa posizione, benché mirata a difendere l’amministrazione, ha ulteriormente alimentato il dibattito sul ruolo della religione nella politica.

Reazioni bipartisan e le difficoltà repubblicane

Le parole di Trump hanno immediatamente scatenato un’ondata di critiche bipartisan negli Stati Uniti, mettendo in evidente difficoltà i senatori repubblicani. Già in calo nei sondaggi, i conservatori mostrano segni di insofferenza di fronte alla retorica sempre più accesa del loro leader. Il leader dei repubblicani in Senato, John Thune, ha commentato laconicamente: “Lascerei stare la chiesa”, suggerendo un distacco dalle polemiche. Analogamente, il senatore Kevin Cramer ha osservato che “i papi e i presidenti dovrebbero restare nei loro ambiti, è meglio per tutti”, concordando sulla necessità che il presidente si tenga lontano da scontri diretti con il Pontefice.

Anche il senatore Mike Rounds ha espresso il suo dissenso, affermando: “Personalmente ritengo che l’attacco diretto al Papa sia stato inappropriato“. L’atteggiamento dell’inquilino della Casa Bianca sta causando non pochi grattacapi al partito, che conta sui voti dei cattolici per mantenere il controllo del Congresso nelle prossime elezioni di metà mandato. Le bordate lanciate da Trump negli ultimi due giorni hanno suscitato una condanna diffusa da parte di vescovi, attivisti e leader laici cattolici, che lo hanno accusato di essere “irrispettoso”, “offensivo” e “immaturo”, compromettendo ulteriormente il consenso.

L’impatto sul consenso elettorale in stati chiave

La dimostrazione di ostilità nei confronti del Pontefice rischia di erodere ulteriormente il sostegno di Trump tra la fascia di elettori cattolici, in particolare in stati chiave come quelli della “Rust Belt”. Questa regione, un tempo cuore dell’industria pesante statunitense, aveva visto un avvicinamento al Grand Old Party nelle elezioni del 2024, grazie anche a un certo appeal sui voti cattolici.

La deputata democratica del Michigan, Debbie Dingell, cattolica e proveniente da un cruciale swing state, ha duramente condannato le affermazioni: “I suoi attacchi contro il Papa sono inescusabili, irrispettosi e profondamente inquietanti“. Ha inoltre aggiunto che “Leone XIV è un esempio per tutti noi, una persona che ha dedicato la propria vita all’umiltà, al servizio e ai valori insegnati dal Vangelo: tutte cose che il nostro attuale presidente non pratica né comprende”. Questa crescente ostilità potrebbe avere ripercussioni significative sul futuro politico di Trump e sulle strategie del Partito Repubblicano.


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