Timore dopo le tensioni USA-Vaticano | Un cardinale: “Le elargizioni dei cattolici Usa anti Trump aumentano”

Renato
La recente frizione tra il Papa e Donald Trump ha generato un’onda di timore all’interno dei sacri palazzi vaticani. Il quesito principale che serpeggia tra gli uomini più vicini al Pontefice, attualmente impegnati in un viaggio internazionale in Africa, riguarda la possibile ritorsione del tycoon. La preoccupazione è che lo scontro si sposti su un piano più pragmatico: quello delle donazioni alla Santa Sede, con una particolare attenzione all’influenza che l’ex presidente statunitense potrebbe esercitare sui **filantropi e le fondazioni americane** che da anni sostengono le attività del Vaticano, specialmente a favore dei più deboli. Gli Stati Uniti, infatti, rappresentano un pilastro fondamentale per le finanze vaticane.

Nel 2024, il Paese si è distinto come il più generoso contributore all’Obolo di San Pietro, con ben 13,7 milioni di euro, pari al 25,2% del totale degli introiti. A questa somma si aggiungono le ingenti donazioni di enti di spicco come la Hilton Foundation, che nel 2025 ha annunciato un sostegno di 15 milioni di dollari per le suore anziane, e i potenti **Cavalieri di Colombo**, organizzazione cattolica di servizio fraterno legata a doppio filo al cattolicesimo conservatore che ha trovato in Trump un alleato di ferro su temi etici e religiosi.

I pilastri economici a rischio e le figure chiave

Le conseguenze dello scontro con Trump potrebbero non limitarsi all’Obolo di San Pietro. Anche la Papal Foundation, un’altra importante entità americana che finanzia le iniziative del Pontefice nei Paesi in via di sviluppo, rischia una contrazione delle entrate. Nel 2025, la fondazione ha stanziato 14 milioni di dollari per 116 progetti umanitari in diverse nazioni. A presiederla è l’arcivescovo emerito di New York, il cardinale Timothy Dolan, noto per essere un **amico di vecchia data di Trump**. Il consiglio di amministrazione annovera altre figure di spicco dell’episcopato statunitense, tra cui i cardinali Tobin, Cupich, Gregory e McElroy.

I sostenitori della Papal Foundation sono prevalentemente filantropi, imprenditori e facoltosi uomini d’affari americani. Molti di questi, vicini al mondo MAGA, avevano lasciato intendere in occasione dello scorso conclave di essere pronti a generose elargizioni se fosse stato eletto il papa giusto. Circolano voci, mai confermate ufficialmente, secondo cui anche Donald Trump, giunto in Vaticano per il funerale di Papa Francesco, avrebbe staccato un assegno di 14 milioni di dollari, un gesto che per i più maligni fu un tentativo di influenzare l’elezione del nuovo pontefice, forse nella speranza di vedere Dolan vestito di bianco. Alla fine, l’elezione di Prevost, descritto dagli ultracattolici americani come un anti-Trump, ha creato nuove tensioni.

Un cardinale rompe il silenzio: la svolta inaspettata

Nonostante i timori diffusi, non tutti condividono l’allarmismo. Un cardinale di alto rango, che si occupa direttamente di questioni finanziarie vaticane, ha espresso un punto di vista differente. Commentando la situazione a Il Giornale, ha dichiarato con una certa fiducia: “Non penso che il presidente Usa possa farci un danno sul piano economico. Le casse vaticane possono reggere benissimo il colpo in caso di eventuali ripicche.” Ma la sua analisi non si ferma qui; il porporato ha anticipato una **svolta inattesa** che potrebbe capovolgere la percezione comune.

“Anzi, da alcuni piccoli segnali che abbiamo ricevuto, sono convinto che le donazioni dei cattolici americani aumenteranno.” Questa affermazione rivela una dinamica interessante: “Molti che sostenevano Trump gli stanno voltando le spalle e adesso cercano di far sentire il loro affetto al Santo Padre con grande generosità.” L’osservazione suggerisce che, lungi dal diminuire, il flusso di denaro dal Nord America potrebbe persino incrementare, spinto da un rinnovato desiderio di solidarietà e supporto nei confronti della Chiesa e del suo Capo, in risposta alle tensioni politiche recenti. Una prospettiva che offre una visione più ottimistica sul futuro delle relazioni finanziarie tra il Vaticano e i suoi generosi sostenitori d’oltreoceano.


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