Il presidente ha rivelato di aver sottoposto al nuovo assessore alla Sanità, Paolo Calcinaro, una dettagliata lista di criticità. Tra queste, la situazione dell’Officina trasfusionale è stata definita da Ragnetti come “terrificante” e completamente incomprensibile, specialmente per chi, come Avis, si impegna quotidianamente nella tutela e nella promozione del dono del sangue e del plasma, risorsa vitale per molteplici terapie e farmaci salvavita. L’associazione si vede costretta a rivendicare con forza il proprio ruolo, sentendosi tradita da una gestione che non ha saputo salvaguardare una risorsa così preziosa, frutto della generosità altrui. L’Avis, pertanto, non intende rimanere in silenzio di fronte a tale inefficienza.
I numeri dello spreco e le accuse di negligenza
I numeri dello spreco sotto accusa: le contestazioni di negligenza.
I dati diffusi dall’azienda sanitaria sono drammatici e concretizzano in modo inequivocabile l’entità dello scandalo: ben 323 sacche di plasma sono state irrimediabilmente distrutte. Queste sacche, infatti, non sono state trattate entro i rigorosi tempi di conservazione previsti dalla normativa, rendendo vano il gesto di solidarietà dei donatori e causando una perdita irreparabile di materiale biologico fondamentale. A queste si aggiungono 932 sacche dichiarate non idonee e, di conseguenza, declassate. Ciò significa che non potranno essere utilizzate per la produzione di farmaci salvavita, ma saranno destinate unicamente alla ricerca scientifica, un impiego nobile ma che non compensa la finalità primaria per cui il plasma era stato donato, ovvero la cura diretta dei pazienti.
Daniele Ragnetti ha ribadito con forza il suo sdegno, puntando il dito contro una gestione che ha dimostrato una preoccupante incapacità di agire e di porre rimedio alla situazione, nonostante i chiari segnali di crisi fossero stati lanciati con mesi di anticipo dall’Avis, precisamente a gennaio 2024. Questo prolungato ritardo nell’intervento e la presunta inerzia delle autorità responsabili hanno contribuito a creare una situazione definita come insostenibile, che ha avuto ripercussioni dirette sulla disponibilità di terapie vitali. La questione solleva interrogativi cruciali sulla catena di custodia e sul protocollo di trattamento del plasma, mettendo in luce gravi lacune organizzative e gestionali che hanno avuto un impatto diretto sulla salute pubblica e sulla credibilità del sistema sanitario.
La reazione politica e la richiesta di trasparenza
Parallelamente alla vibrante protesta dell’Avis e al profondo disagio espresso dalla società civile, il fronte politico dell’opposizione ha intrapreso azioni decise per chiedere chiarezza e responsabilità immediate. Il consigliere regionale del Partito Democratico, Antonio Mastrovincenzo, ha richiesto con fermezza la massima trasparenza riguardo ai dati e ai documenti relativi allo scandalo del plasma. Già il primo aprile, Mastrovincenzo aveva presentato una richiesta formale di accesso agli atti, inviando una nota protocollata al direttore generale dell’azienda ospedaliera di Torrette, Armando Gozzini, e all’assessore regionale Calcinaro. Tuttavia, sono trascorsi i cinque giorni lavorativi previsti dal regolamento interno dell’Assemblea Legislativa senza che sia giunta alcuna risposta formale, un silenzio che alimenta ulteriori interrogativi e sospetti sulla gestione della vicenda.
La questione non è destinata a rimanere confinata nelle aule politiche o a essere ignorata. Martedì, infatti, l’argomento sarà nuovamente affrontato in Consiglio regionale, grazie a un’interrogazione dettagliata presentata dallo stesso Mastrovincenzo. Il consigliere ha coinvolto anche il presidente del Consiglio regionale, Gianluca Pasqui, chiedendogli di esercitare con urgenza la sua funzione di tutela delle prerogative dei consiglieri, al fine di garantire un’indagine approfondita e senza reticenze. Allo stesso tempo, Mastrovincenzo ha richiamato l’assessore regionale Calcinaro alle sue precise responsabilità politiche, esigendo “massima chiarezza” e una rapida e concreta risoluzione dello scandalo. La pressione politica e sociale sta crescendo costantemente, e l’attesa di risposte definitive e di azioni correttive è palpabile tra i cittadini, i donatori e tutte le parti coinvolte.
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