Scandalo mascherine durante il Covid: la denuncia di Bignami è pesantissima | La testimonianza

Renato
La commissione d’inchiesta sulla gestione dell’emergenza Covid continua a mostrare una realtà ben diversa da quella raccontata in passato. Le recenti audizioni hanno portato alla luce testimonianze inquietanti, che vedono al centro l’avvocato Luca Di Donna, indicato come collega di studio dell’allora Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Secondo le deposizioni degli imprenditori, Di Donna si sarebbe offerto di risolvere problemi burocratici e agevolare commesse milionarie con la Struttura Commissariale, tutto ciò a fronte del pagamento di una percentuale sul valore dei contratti. A sollevare il caso con forza è stato Galeazzo Bignami, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, che ha denunciato pubblicamente le presunte irregolarità.

Bignami ha espresso forte indignazione per la situazione: “È normale che il collega del Presidente del Consiglio allora in carica incontri presso lo storico Studio legale del Presidente del Consiglio allora in carica degli imprenditori proponendo loro di agevolare la risoluzione di problemi con l’Amministrazione dello Stato a fronte del pagamento di una percentuale sui contratti conclusi per milioni di euro?”. Questa domanda retorica sottolinea la gravità delle accuse e la necessità di fare piena luce su una vicenda che potrebbe scuotere le fondamenta della fiducia nelle istituzioni.

La denuncia di Bignami: Conte riferisca

La denuncia di Bignami: Conte riferisca

La denuncia di Bignami: Conte è chiamato a riferire.

 

Proseguendo la sua denuncia, Galeazzo Bignami ha evidenziato una sconcertante disparità di trattamento mediatico rispetto a vicende simili che avrebbero coinvolto altri esponenti politici. “Se il Presidente del Consiglio in questione fosse stata Giorgia Meloni ci troveremmo troupe di Report, cronisti all’assalto di Palazzo Chigi e degli uffici di FdI, speciali giornalistici, approfondimenti, titoloni su tutti i giornali e inserti della ‘Redazione Unica’. Invece nulla di tutto questo perchè il Presidente del Consiglio in questione non è Giorgia Meloni, ma Giuseppe Conte”, ha tuonato Bignami, puntando il dito contro un presunto doppio standard.

Il capogruppo di Fratelli d’Italia ha poi rincarato la dose, chiedendo esplicitamente le dimissioni di Giuseppe Conte dalla Commissione d’inchiesta Covid. La richiesta nasce dalla convinzione che la presenza di Conte nella Commissione, dove è stato nominato e la sua audizione è diventata “impossibile”, ostacoli la piena trasparenza. “A questo punto Giuseppe Conte […] deve dimettersi per testimoniare su un giro di ‘percentuali’ di dimensioni unico nella storia della Repubblica. L’auspicio è che qualche Procura decida di far luce su questi fatti”, ha concluso Bignami, invocando un intervento della magistratura per accertare eventuali responsabilità.

Le inquietanti rivelazioni in Commissione Covid

Le inquietanti rivelazioni in Commissione Covid

Le inquietanti rivelazioni della Commissione Covid.

 

Il cuore delle nuove rivelazioni ruota attorno alle deposizioni di imprenditori. “Per la seconda volta un imprenditore ha raccontato in esame testimoniale davanti alla Commissione Covid di aver incontrato l’avvocato Luca Di Donna, qualificatosi come collega di studio dell’allora presidente del Consiglio Conte”, ha dichiarato Lucio Malan, presidente dei senatori di Fratelli d’Italia. Di Donna avrebbe prospettato la capacità di risolvere problemi esistenti e di procurare nuovi contratti per la fornitura di materiale, a fronte di “un contratto di consulenza con percentuali abnormi sul fatturato, in quest’ultimo caso il 10%”.

Un esempio lampante è la testimonianza dell’ingegner Dario Bianchi, che ha riferito di aver avuto ben tre incontri con l’avvocato Di Donna, sia presso lo studio del professor Alpa che nell’abitazione del legale. Ancora più inquietante è quanto accaduto a Bianchi dopo il suo rifiuto di accettare tale presunta consulenza. Non solo gli sono stati negati nuovi contratti nonostante la pressante necessità di materiale per l’emergenza, ma ha anche subito “ogni sorta di controlli e un improvviso cambiamento nei controlli sulla merce fornita per un contratto precedente, che è finita bloccata e non pagata”. Persino le comunicazioni ufficiali inviate tramite Pec dalla sua azienda alla struttura commissariale sarebbero state sistematicamente ignorate.

Mentre l’ingegner Bianchi affrontava questi ostacoli, la stessa Struttura Commissariale, ha denunciato Malan, “acquistava a caro prezzo grandi quantità di mascherine non a norma da aziende cinesi”. Questa disparità di trattamento solleva gravi interrogativi e richiede “chiarezza sui motivi di tali evidenti differenze di trattamento. Non ci fermeremo”, ha concluso Malan, promettendo un impegno costante per fare piena luce su questa complessa vicenda che evidenzia profonde ombre nella gestione dell’emergenza Covid.


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