Scandalo Amo, 582mila euro sottratti attraverso bonifici irregolari | 17% recuperato: i conti non tornano a Modena

Renato

Lo scandalo Amo torna prepotentemente a rinfocolare ceneri mai spente, un affare da 582mila euro sottratti attraverso bonifici irregolari, prelievi bancomat e acquisti personali. Una somma che, evidentemente, non può essere semplicemente cancellata. Fin dall’inizio, la vicenda è stata avvolta da una fitta coltre di mancanza di trasparenza, alimentando più dubbi che certezze tra i cittadini modenesi.

Recentemente, il partito FdI ha sollevato interrogativi significativi riguardo sconti e facilitazioni concesse a compagni di partito per la restituzione di quanto loro addebitato, un totale di 69mila euro. Queste somme riguarderebbero unicamente i prelievi che “risultano direttamente fatti da loro”. I vertici del PD modenese sono intervenuti sdegnati, difendendo la regolarità dei provvedimenti sulla base di una perizia tecnica commissionata da Amo stessa. Tale perizia, sostengono, avrebbe individuato con precisione le somme imputabili agli ex Amministratori, basandosi su norme e statuti societari che distinguono chiaramente le funzioni di Amministratore Unico da quelle di Direttore. Tuttavia, questa perizia non è mai stata mostrata ai cittadini e, a quanto pare, neppure ai Sindaci presenti all’assemblea del 16 febbraio che, con il 97% dei voti favorevoli, hanno approvato il percorso suggerito per il recupero del maltolto. Un’ombra di mistero continua ad aleggiare sull’intera questione.

Cifre e misteri: l’ammanco che non quadra

Cifre e misteri: l'ammanco che non quadra

L’ammanco che non quadra: un mistero di cifre da decifrare.

 

Come sottolineato dalla consigliera Maria Grazia Modena, i conti su questo scandalo non tornano e presentano diverse zone d’ombra. Il totale della malversazione dichiarata tra il 2018 e il 2025 ammonta a 582mila euro. Di questi, 448mila euro sono stati individuati come sottratti dalla presunta rea, secondo quanto emesso dal Tribunale. Altri 69mila euro sono stati chiesti in restituzione agli ex amministratori Reggianini (58mila) e Burzacchini (11mila), con la peculiarità di essere versati “in comode rate e senza interessi”, in quanto “da loro direttamente prelevati”.

Qui sorgono domande cruciali: come si configurano questi prelievi? Chi ha deciso che non rientrino nella categoria dell’appropriazione indebita ma del semplice e, apparentemente, innocente prelievo? Un totale di 517mila euro (448mila + 69mila) è stato riconosciuto come fondi sottratti e addebitati. Detraendo questa somma dall’intero maltolto di 582mila euro, si scopre che 65mila euro rimangono ancora senza fissa dimora. Chi li ha visti? Dove sono finiti? L’indagine interna, tanto decantata, come spiega questa incongruenza?

Infine, 512mila euro vengono richiesti ai direttori succedutisi come rimborso cautelativo per il mancato controllo, riconosciuti maggiormente responsabili degli amministratori dal regolamento, secondo i diarchi: 272mila euro a Di Loreto e 240mila a Benedetti. Ma anche qui i calcoli lasciano perplessi: restano sempre fuori 70mila euro (582mila – 512mila) di buco, una cifra che nessuno ha mai spiegato in modo convincente.

Un 17% di ritorno, ma la trasparenza è ancora lontana

Un 17% di ritorno, ma la trasparenza è ancora lontana

Un ritorno del 17% non basta: la trasparenza resta un miraggio.

 

Nonostante le molteplici incongruenze, i modenesi possono, almeno in parte, consolarsi. Un valore di 20mila euro è già praticamente rientrato grazie ai pignoramenti a carico della presunta rea. A questi si aggiungeranno i 69mila euro che rientreranno in 5 anni, pagati dagli ex amministratori in comode rate e al riparo da rischi giudiziari. In totale, si tratta di circa il 17% dell’ammanco che, entro cinque anni, sarà salvo. Una magra consolazione, ma pur sempre un recupero parziale.

Tuttavia, la consigliera Maria Grazia Modena non si arrende e ribadisce l’importanza della trasparenza. Se i diarchi si degnassero di rendere pubblici i contenuti della perizia fatta fare da Amo e facessero quadrare le cifre in maniera più chiara, si otterrebbe un risultato significativo verso una maggiore chiarezza. Anche a Modena, un 17% di trasparenza su uno scandalo che coinvolge una partecipata sarebbe un passo avanti, pur modesto. La speranza è che non si ripeta quanto accaduto per l’ammanco avvenuto nella Fondazione di Modena, dalla quale, come in un paradiso di sovietica memoria, nulla è mai trapelato, lasciando i cittadini in un’inquietante oscurità.


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